Partiamo dalla soluzione esatta dell’idrogeno (che fissa orbitali, degenerazione e
numeri quantici), poi aggiungiamo le tre piccole correzioni relativistiche che
producono la struttura fine. È la pagina in cui la teoria delle perturbazioni
diventa uno strumento concreto, ed è anche quella in cui correggiamo un errore
matematico rilevante presente nelle dispense.
L’hamiltoniana e la massa ridotta
Nucleo di massa M, carica +Ze; elettrone di massa me. In coordinate laboratorio
l’hamiltoniana a due corpi è
H^=−2Mℏ2∇R2−2meℏ2∇re2−4πε01∣R−re∣Ze2.
🧮Separazione del centro di massa
Si passa alle coordinate del centro di massa e alla coordinata relativa
r=R−re. Il moto libero del CM si separa e si fattorizza; il
moto relativo è governato dalla massa ridotta
Usare μ=me trascura la finitezza della massa nucleare (μ/me=1/(1+me/M)≈1−me/M).
Per l’idrogeno è una correzione ∼1/1836: irrilevante a struttura fine ma non a
struttura iperfine. La teniamo esplicita dove serve.
Separazione in coordinate sferiche
Per simmetria sferica si scrive ψ(r,θ,φ)=Rnl(r)Ylm(θ,φ).
Le armoniche sferiche risolvono la parte angolare e diagonalizzano L^2
ed L^z. La parte radiale obbedisce a
Il secondo termine è la barriera centrifuga: cresce con l e tiene lontano
dall’origine gli orbitali con l alto.
Livelli energetici
🔑Spettro dell'idrogenoide
En=−2n2μc2(Zα)2=−n2Z2Ry,α=4πε0ℏce2≃1371
L’energia dipende solo da n: c’è degenerazione in l (simmetria coulombiana,
legata alla conservazione del vettore di Runge–Lenz) e in m (simmetria sferica).
Senza spin, la degenerazione è n2; con lo spin, 2n2.
Orbitali: raggi, nodi, probabilità
Rung medio: ⟨r⟩∼a0n2/Z; il massimo di probabilità per gli
stati “circolari” (l=n−1) è in rn=a0n2/Z (recupero del raggio di Bohr).
Comportamento all’origine: Rnl(r)∼rl, quindi solo gli orbitali s (l=0)
hanno densità non nulla sul nucleo.
Numero di nodi radiali: n−l−1.
💡Perché solo gli stati s sentono il nucleo
La correzione di Darwin (più sotto) è proporzionale a ∣ψ(0)∣2, quindi “vede”
solo gli stati s. È il motivo per cui il 2s e il 2p si comportano in modo
diverso sotto struttura fine — e spiega anche la metastabilità del 2s (cap. 03).
Orbitali idrogenoidi (parte radiale)
Per l=0 (s) la densità è non nulla sul nucleo (penetrazione); i nodi radiali sono n−l−1. La funzione radiale è calcolata esattamente dai polinomi di Laguerre associati.
Forma degli orbitali — armoniche sferiche
p — l=1, m=0.
Nodi angolari: 1 totali (1 nella sezione + |m|=0 circolari).
Blu = fase +, rosa = fase −. Il modulo quadro |Y|² dà la densità di probabilità (sempre positiva).
Le armoniche sferiche Y_l^m sono autofunzioni di L² ed L_z; il loro modulo quadro dà la forma degli orbitali. Per l=0 sfera, l=1 dumbbell (p), l=2 trifoglio/peanut (d).
Le tre correzioni di struttura fine
Sviluppando l’equazione di Dirac in potenze di v/c∼Zα si ottengono, oltre
a mc2+p2/2m+V, tre termini perturbativi:
Per calcolarne il valore medio si usa p2=2m(H0−V) (dall’hamiltoniana imperturbata),
quindi p4=4m2(H0−V)2. In valore medio, con ⟨V⟩=2En (viriale
del potenziale coulombiano) e ⟨V2⟩=En2l+1/24n:
Le dispense riportano ΔER=−En2n2(Zα)2(43−l+1/21):
sbagliata (manca il fattore n nel secondo addendo e il coefficiente globale è
errato). È peraltro incoerente con la derivazione svolta nelle dispense stesse, che
in un passaggio intermedio ottiene il segno opposto. La formula corretta è quella
sopra. La dipendenza da l (e non da j) rompe la degenerazione in l ma non
ancora in j: stati 2p1/2 e 2p3/2 restano degeneri a questo stadio.
Effetto: ΔER<0 sempre, e cresce in modulo al calare di l → gli stati s
“affondano” più dei p.
2. Correzione di Darwin
🧮Derivazione della Darwin
H^D=8me2c2ℏ2∇2V. Con V=−Ze2/(4πε0r) e
∇2(1/r)=−4πδ(r):
H^D=2me2c2πℏ2Ze2δ(r).
Il valore medio vale ⟨δ(r)⟩=∣ψnlm(0)∣2, non nullo
solo per l=0 (perché ψ∼rl). Per l=0,
∣ψn00(0)∣2=πa03n3Z3.
🔑Correzione di Darwin (solo stati s)
ΔED=−Enn(Zα)2(l=0;0per l=0)
✏️Letura fisica
La Darwin descrive lo zitterbewegung: l’elettrone relativistico “tremola” su una
scala ∼ℏ/mc, “spalmando” il nucleo puntiforme. Solo chi arriva sul nucleo
(gli s) ne risente.
3. Correzione spin-orbita
Nel sistema dell’elettrone il campo elettrico del nucleo diventa magnetico e accoppia
L ed S:
Il fattore 1/2 (precessione di Thomas) è già incluso: senza di esso la correzione
sarebbe il doppio. Per il calcolo si usa L⋅S=21(J2−L2−S2) e ⟨1/r3⟩=n3a03(l+1/2)(l+1)Z3:
Per l=0 si ha L=0⇒H^SO=0: lo spin-orbita non tocca gli s.
🎚️Validità del trattamento perturbativo
Tutte e tre le correzioni vanno trattate come perturbazione purché Zα≪1.
Per atomi idrogenoidi pesanti (Zα∼1, es. U⁹¹⁺) la struttura fine non è più
“fine” e serve Dirac in forma chiusa.
La struttura fine: somma dei tre contributi
🔑Energia di struttura fine (risultato esatto)
En,j=En[1+n2(Zα)2(j+21n−43)]
💡Cosa rompe e cosa no
La correzione totale dipende da n e j ma non da l: stati con stesso n e
stesso j restano degeneri anche se hanno l diverso. È il caso celebre
2s1/2≡2p1/2, che sarà rotto solo dallo spostamento di Lamb (QED,
fuori programma ma citato).
Lettura del caso n=2
contributo
agisce su
rompe degenerazione in
ΔER
tutti
l (non j)
ΔED
solo l=0 (2s)
l (non j)
ΔESO
solo l=0 (2p)
l e j
totale
tutti
j (non l)
2s è abbassato da ΔER e ΔED.
2p3/2 è spostato verso l’alto da ΔESO (correzione positiva per
j=l+21).
2s1/2 e 2p1/2 finiscono alla stessa energia (stesso j).
⚠️Chiarimento (audit A10)
Le dispense, parlando di ΔER, dicono che 2p1/2 e 2p3/2 “sono
letteralmente lo stesso livello”. È fuorviante: sono due stati distinti (diverso j)
che la sola correzione relativistica lascia degeneri perché ΔER non dipende
da j. Sarà lo spin-orbita a separarli.
Struttura fine di n=2 — cascade delle correzioni
Le tre correzioni relativistiche rimuovono la degenerazione in modo gerarchico: la cinetica separa 2s/2p (l), la Darwin alza il 2s, la spin-orbita separa 2p in j. Il risultato totale dipende solo da j: 2s₁/₂ e 2p₁/₂ restano degeneri (rotto solo dallo spostamento di Lamb, QED).